"Abbiamo paura di perdere consenso. E io dunque propongo: perdiamolo. Cosa ci guadagniamo a mantenerlo? Quanto ci costa in sofferenza e finzione mantenere l'approvazione degli altri? E quanto vale il consenso, se ci obbliga a fingere di essere chi non siamo?" (Lorella Zanardo, "Il corpo delle donne")

lunedì 13 febbraio 2012

Veli

Sono tornata da poco da un viaggio di lavoro in Libano.

Ho notato che all'università la maggior parte degli studenti è donna. Ho anche notato che almeno la metà delle ragazze porta il velo, nonostante si trattasse di studentesse, quasi sempre molto curate nell'abbigliamento (genuinamente occidentale o un gradevole adattamento di costumi occidentali a quelli tradizionali) e nell'aspetto fisico: tacchi, trucco, jeans aderenti; e il velo in testa. Certo non sembravano ragazze oppresse dal patriarcato.

Devo ammettere che non ho ancora capito questa storia del velo; perché lo indossano? Posso capire la cultura, la religione, la tradizione, ma - mi chiedo - non le offende un indumento così sessista? O forse per loro non è sessista?

Purtroppo non ho potuto avvicinare nessuna di quelle ragazze, per porre delle domande. Mi sono rivolta allora ad una collega algerina, una donna di mezza età, presente alla conferenza.

La donna mi ha risposto tranquillamente, quasi contenta che glielo avessi chiesto. Premette che anche lei trova strano vedere il velo su ragazze che curano particolarmente l'aspetto e seguono le mode: secondo lei si tratta di un controsenso. Lei ha indossato il velo "perché voglio essere considerata una persona intera, non solo un corpo, un oggetto sessuale"; aggiunge che il Profeta aveva messo in guardia le donne dalla bestialità del maschio, il quale non sa resistere, per sua natura, alla bellezza femminile, pertanto l'unico sistema che le donne hanno per conservare la propria incolumità - ma anche la propria dignità - è quello di nascondere la propria bellezza, proteggerla.
Mi ha anche raccontato un récit (credo si traduca con "parabola") del Profeta che illustra proprio l'incapacità di dominio del maschio.
"L'uomo è perverso - ha concluso - è la sua natura e non ci si può fare niente".

Ha aggiunto, infine, di aver deciso di indossare il velo sette anni fa, dopo aver subito per due volte delle molestie sessuali; ha confidato che le pesa molto mettere il velo d'estate, che si sente soffocare.

"Ma non crede che invece che essere le donne a coprirsi non debbano essere gli uomini ad essere educati? A comprendere che 'no' è 'no'? A rispettare la persona?"
"Certo! Il problema è che da noi manca! Ci vuole un'educazione all'autocensura che da noi non c'è"

Mi ha stupito un po' quella scienziata: da una parte i suoi ideali erano "gli ideali di libertà e democrazia che vengono dalla rivoluzione francese", mi ha raccontato con orgoglio che nel nuovo parlamento tunisino c'è un 25% di deputati donna, e, ad ogni modo, si trattava di una donna in carriera); manteneva però delle idee conservatrici ("adesso che le madri sono fuori casa non ci sono più i valori", e poi aggiungeva "anche io sono fuori casa e in effetti i miei figli....") se non retrive (quelle che ho raccontato sopra):
l'uomo è per natura una bestia; ad una donna non resta che proteggersi.

Ho riletto queste asserzioni nel commentatissimo post di Lorella Zanardo su Il fatto quotidiano: decine di commenti che in riconoscono qualche attenuante agli stupratori perché "l'uomo è cacciatore", "l'uomo è portato naturalmente a spargere il suo seme il più possibile", e altre sentenze di questo tenore.
La signora con cui ho parlato riconosceva almeno una remota possibilità di redenzione all'uomo: una buona educazione, assente nella società tunisina, ma probabilmente - credo immaginasse - praticata nella società occidentale, può dare all'uomo la capacità di rispettare le donne.
Cosa che i paladini della "natura" evidentemente trovano un aberrante controsenso.

Sono amareggiata.

1 commento:

  1. Che il velo presupponga una visione in cui l'uomo è visto come incapace di dominarsi e la donna come fonte di irresistibile e "peccaminosa" seduzione e tentazione mi pare chiaro.
    ed è anche chiaro che presuppone una visione in cui la donna deve mostrare la propria bellezza solo al legittimo marito e a nessun altro. E' una demonizzazione o irrigimentazione della seduttività e della sessualità tipica dei fondamentalisti religiosi.
    Delle ragazze che si curano e portano i jeans assieme al velo (immagino l'hijab non certo il velo integrale)..probabilmente cercano la loro via alla modernità, per me fanno bene
    Sulla scienziata che porta il velo perchè non vuole essere considerata "solo un corpo" come se il corpo (femminile in particolare) fosse appunto qualcosa di cui avere vergogna (ma il corpo è parte di noi, noi siamo il nostro corpo, così la vedo io almeno) bè..contenta lei. Sulla questione del velo io dico solo una cosa: coloro che sono felici di portarlo per motivi religiosi e/o identitari, perchè vogliono seguire la "tradizione" eccetera lo portino pure mi auguro solo che le loro figlie siano libere di fare scelte diverse dalle loro senza rischiare di essere rinnegate, cacciate di casa o peggio

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